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Gianluca Rospi, le prospettive politiche di Popolo Protagonista

da: Affaritaliani.it

Gianluca Rospi, le prospettive politiche di Popolo Protagonista
Radici appulo-lucane per il parlamentare materano Gianluca Rospi – attualmente nel Gruppo Misto, dopo un’esperienza avvincente nel M5S – relatore del Decreto Genova e al lavoro per la composizione di una nuova forza politicaPopolo Protagonista, con evidente ispirazioni popolari con taglio don Luigi Sturzo, dall’appiglio saldamente laico e con sguardo fisso a Giorgio La Pira.

Affaritaliani.it – Puglia lo ha incontrato per commentare e analizzare la contingenza legata al Decreto GianlucaRospi Semplificazioni e le lungimiranze politiche di un gruppo in crescita, che mira a recuperare una tradizione d’impegno cattolico, per il rilancio e la valorizzazione di una pratica tesa all’esercizio della tutela del bene comune e dei valori identitari di quella tradizione.

Onorevole Rospi, lei è stato relatore del Decreto Genova che in qualche modo ha fatto da apripista al Decreto Semplificazioni, percepito come croce e delizia o come medicina salutare, per affrontare il dopo Covid nel Paese. In quali punti o passaggi pensa che andrebbe ulteriormente quanto prima migliorato?

Il DL Semplificazioni con il ‘modello Genova’, che molti hanno tirato in ballo non sempre con cognizione di causa, è stato a lungo sotto i riflettori, e lo è ancor di più in questi giorni. L’accelerazione parlamentare non ha consentito alcuni interventi, per alcune auspicabili modifiche ispirate proprio al ‘modello Genova’, che ha portato alla realizzazione dell’opera in tempi record, minimizzando l’impatto della burocrazia.

Dalla tragedia del Ponte Morandi è nata un’opportunità normativa che nell’emergenza funziona e che con opportuni accorgimenti potrebbe essere estesa a tutte le opere, soprattutto nella fase che riguarda la scelta del contraente. La logica dei commissari straordinari funziona, ma occorre dotarla di un relativo impianto normativo di indirizzo, per evitare eccessi e assolutismi. A Genova, per esempio, è stata fatta una forzatura, ma in quel caso era necessario essere veloci, per cui lo stesso commissario Bucci si è adeguato. Su questo punto bisognerebbe tutelare di più la partecipazione delle aziende alle scelte commissariali e pensare magari di estendere l’invito a un ventaglio più largo – anche se non troppo – di imprese. Penserei almeno a una decina, magari anche con un meccanismo di rotazione.

Rospi ponte2

Quali sono, allora, i pilastri che rendono interessante il modello contemplato nel decreto?

Innanzitutto la figura del manager dell’Opera. Il commissario di Genova, a mio avviso ha avuto il ruolo di manager nella cura della proprietà; sia in fase progettuale sia prima dell’inizio intervento strutturale, quando ha curato anche l’eliminazione delle macerie del vecchio ponte.

L’altra cosa fondamentale è la deroga al codice degli appalti, con il limite – però – del mancato coinvolgimento delle direttive europee. Non dimentichiamo che il decreto Genova dava la deroga al codice degli appalti italiano, però non dava la deroga al codice degli appalti europei. Infatti, il decreto Genova dava la possibilità alla stazione appaltante di utilizzare direttamente il codice degli appalti europei. Ancora, fondamentale è la riduzione di alcuni tempi – dando certezza di date – per la valutazione ambientale: questo è stato cruciale e determinante per la possibilità di realizzare il ponte in due anni, insieme ovviamente al fondamentale ruolo svolto dal manager.

Nella fattispecie, adesso per rendere più incisivi gli effetti del decreto bisognerebbe utilizzare per un anno una legislazione di emergenza, per consentire il lavoro parlamentare utile a un nuovo Codice degli Appalti: più snello, più veloce e più semplice. Che preveda anche più responsabilità degli imprenditori e dei professionisti, mettendo delle pene certe – del tipo se sbaglio o se faccio qualcosa contro norma, non posso più fare l’imprenditore per un tot anni – e soprattutto arginare la corsa automatica ai ricorsi. Non è possibile che il secondo in una gara faccia ricorso di prassi o per ripicca o per creare artatamente lungaggini.

Avrebbe pensato a qualcosa in merito?

Tempo fa avevo proposto di rendere le province italiane come stazioni appaltanti. Un modo per prevedere nel Codice degli Appalti la riduzione delle stazioni appaltanti qualificate. Potremmo individuare 100 stazioni appaltanti, che sono le 100 province che si specializzano in un settore. Sarebbero esse a fare le gare, come a mio avviso anche i sindaci – per opere sotto i 500.000 € o il milione – per rendere più veloce la procedura.

L’attività parlamentare l’ha spinta anche a indicare e sollecitare interventi su due opere infrastrutturali strategiche per Puglia e Basilicata – il raddoppio per la statale Maglie – Leuca e il potenziamento del collegamento Murgia – Pollino. A cui si aggiunge la storia senza fine della strozzatura Adriatica tra Termoli e Lesina, tutte bloccate da un ventennio e per le quali ancora non si intravede una soluzione.

Percorsi articolati e vicende diverse. La strozzatura Termoli-Lesina è compresa tra gli interventi previsti dal Decreto, e in caso come questo – da tempo bloccato dalle burocrazie istituzionali che siano le Sovrintendenze o le Valutazioni di impatto Ambientale che in Italia hanno tempi medi anche di 10 anni – potrebbe essere utile l’introduzione più che di un Commissario Straordinario, proprio di un Commissario Manager della Progettazione.

Stesso dicasi sia per la Maglie-Leuca che per la Murgia Pollino, dove un Commissario Manager potrebbe occuparsi delle conferenze di servizio, utili alla definizione di un tracciato unico e concordato con tutte le Amministrazioni locali, che su quella definizione andrebbe a fare il progetto. Un iter, secondo me, che potrebbe risolvere e accelerare di un paio d’anni la realizzazione dell’opera.

Anche per questo, mi attiverò per spingere ad estendere la linea dell’Alta Velocità sul ramo Adriatico. Le procedure specifiche per questo tipo di conversione potrebbero ‘passare sopra’ le complicazioni persistenti sulla strozzatura Termoli-Lesina. Le decisioni a livello macro porterebbero a superare i blocchi locali, per portare l’Alta Velocità anche sull’Adriatico. Una prospettiva che aprirebbe nuovi orizzonti ‘adriatici’ anche ai porti commerciali nevralgici di Taranto e Gioia Tauro.

Ponte Morandi NuovoPassando alla politica, adesso, parliamo della creatura nascente ‘Popolo Protagonista’. Un movimento, un partito o che altro?

Partito, movimento o partito movimento per me è indifferente; quello che conta adesso è il progetto politico. L’ho appena avviato insieme ad altri colleghi e mi auguro, per settembre, di riuscire a presentare un organismo che si rifaccia a questo nuovo gruppo, oggi nel Gruppo Misto, e domani capace di una propria identità, ispirata ai valori del popolarismo italiano e di quello europeo. Fondati sulla sussidiarietà e il bene comune: principi ben marcati nei nostri Padri Costituenti, ma che da tempo tendono a perdere la presa necessaria sui cittadini italiani.

Una sorta di rapsodia in P, che va dal partito al popolarismo, dal Popolo Protagonista ai Padri Costituenti, dalla polis alla piattaforma pubblica o privata, dalla partecipazione politica al Parlamento: autentica Agorà di confronto e dialogo. Ci sarà più don

La Pira PaoliVI Sturzo o più La Pira?

E’ nostro obiettivo che il popolo ritorni ad essere protagonista nel delineare il futuro di questa società e di questo Paese. Protagonista attraverso l’allargamento della cosiddetta partecipazione, utilizzando gli strumenti e gli spazi previsti dalla Costituzione.

Certo, il futuro è un’altra opportunità che va colta e cavalcata. Ma non è possibile o pensabile poter sostituire una riunione sul territorio con i cittadini, attraverso un click sul computer con un webinar. La mancanza di contatto inaridisce mente, animi e cuori.

Il nuovo organismo politico avrà radici in Don Luigi Sturzo con sguardo intenso verso Giorgio La Pira, in una sorta di lettura e impostazione degasperiana, esaltata dalle prospettive innovative di Aldo Moro. In pratica, la politica come coltivazione e ricerca del bene comune, per arginare le derive di una società tendenzialmente individualistica e pertanto più egoista, magari riscoprendo – in forma moderna – quella che un tempo era la dottrina sociale della Chiesa.

Un approccio favorito dal lungo periodo di lockdown?

L’emergenza Covid ha riacceso i sentimenti di solidarietà in modo straordinario. Ha favorito il recupero di coesione sociale, dei valori come lo stare bene, la grandezza dell’essenziale e la forza della famiglia.

Quali i prossimi step programmati sia a breve nell’ottica elettorale di settembre, che di post amministrative e regionali? Darete indicazioni di voto?

Rospi (1)Naturalmente noi ci stiamo costruendo come nuovo gruppo e quindi non abbiamo la forza per affrontare le elezioni a settembre. Il nostro obiettivo, più a medio e lungo termine e comunque subito dopo elezioni regionali, è quello di presentare il nuovo manifesto costitutivo di Popolo Protagonista. I cittadini che già ci seguono saranno liberi di scegliere chi votare, sulla base dei programmi e dei profili professionali e politici dei candidati.

Ultima domanda tarata sulla cronaca politica di queste ore. Sulla doppia preferenza di genere non trova paradossale che la Regione Puglia invochi l’intervento del governo quasi smentendo una sorta di rivendicazione di autonomia che in altri tempi ha dato il via addirittura al referendum?  

Sì, a tutela di quella autonomia lo trovo assurdo. Sono del parere che una autonomia territoriale vada garantita e, per certi versi anche curata. Il territorio italiano è molto diverso da regione a regione, anzi nella stessa regione – in realtà – convivono status e tradizioni differenti, e quindi è necessaria un’articolazione autonoma dei territori. Nel contempo, però, per le tematiche più importanti – e io direi anche infrastrutture e ambiente – l’indirizzo deve essere omogeneo. Impensabile avere 20 discipline differenti, per esempio in Sanità, Turismo o Urbanistica e Ambiente: dove parlare di qualificazione e rigenerazione urbana significa avere un indirizzo nazionale di rigenerazione urbana. Che poi venga declinato, nelle varie regioni, è persino auspicabile.

(gelormini@gmail.com)

Modello Genova sia applicato per i 600 cantieri fermi

da: Il Riformista

Dopo 55 giorni di lockdown, si è passati dall’emergenza sanitaria a quella umana, con il rischio di precipitare, non intervenendo subito e concretamente, in una vera e propria depressione socio-economica. Per evitare ciò, oltre a sostenere l’economia con incentivi diretti, occorre agevolare quei settori che sono moltiplicatori keynesiani della spesa pubblica come, per l’Italia, quello delle costruzioni, sul quale si può incidere anche con soli stimoli indiretti, sbloccando i cantieri. Oltre 600 le opere grandi e medie bloccate, per un valore di oltre 54 miliardi, a cui ne vanno aggiunte almeno altrettante piccole; più dell’80% già ferme prima della pandemia, a causa di una burocrazia che blocca il settore degli appalti, in primis grazie al D.lgs 50/2016. È indispensabile pertanto, per far ripartire il Paese, accelerare e semplificare l’iter autorizzativo, utilizzando il principio anglosassone che concede ampia responsabilità all’imprenditore, per poi punire rapidamente i “furbetti”.

Ne è esempio il completamento del ponte di Genova, favorito da un modello di gestione, previsto dal D.L. 109/2018 (cd Modello Genova), che ha semplificato e sburocratizzato le procedure amministrative. Creando la figura di un commissario manager, è stato possibile superare le criticità dell’attuale regolamentazione degli appalti, settore bloccato da un codice farraginoso, un’enorme quantità di linee guida ANAC e una ridondanza di pareri che, spesso, confondono e paralizzano i funzionari pubblici. Indispensabile, in questa particolare fase, che il Governo si sforzi nell’annullare ogni forma di burocrazia che possa rallentare il supporto alla liquidità altrimenti, qualsiasi sforzo, pur buono ma privo di effetti immediati, potrebbe addirittura diventare fallimentare.

Se l’obiettivo è quindi sbloccare i cantieri e recuperare i miliardi di euro fermi, due le possibilità: riscrivere celermente le regole della burocrazia, sicuramente la migliore ma che richiede tempo e ampio consenso delle forze politiche, o applicare modelli di gestione già collaudati. La scelta non può non cadere sulla seconda opzione: partire da modelli di gestione già collaudati per adeguarli alla situazione attuale. Se guardiamo indietro, uno che ha funzionato bene, come anticipato, è stato il “Modello Genova”, che ha fornito risultati concreti, ricucendo la ferita tra Levante e Ponente in meno di 2 anni. Tempo questo eccezionale, guardando alla realizzazione delle opere infrastrutturali in Italia: dai 3 anni per le opere inferiori a 100mila euro ai 12,2 per quelle superiori a 50milioni, con un ulteriore incremento di un anno per le opere oltre i 100milioni.

Più della metà del tempo viene persa nella fase di progettazione e, in particolare, per l’ottenimento di pareri ministeriali e regionali. Avendo contribuito in maniera decisiva alla stesura del D.L. 109/2018, sono convinto che lo stesso, modificato così da garantire meglio la libera concorrenza tra imprese e la celerità delle fasi autorizzative pre-gara, oggi possa essere la soluzione per far ripartire il settore. La sua estensione a tutte le opere bloccate, sarebbe agevolata anche dal fatto che la stessa Commissione Europea, per le attività conseguenti l’emergenza Covid-19, con la comunicazione 2020/C 108 I/01 (GU 1/04/2020), dà la possibilità agli Stati di andare in deroga alla norma quadro dell’UE in materia di appalti pubblici, suggerendo l’utilizzo, in caso di estrema urgenza, di procedure negoziate, senza previa pubblicazione di bando. Procedura, tra l’altro, ammessa anche dal D.lgs 50/2016 art. 63, nella misura strettamente necessaria quando, sempre per ragioni di estrema urgenza, non si possono rispettare i termini prescritti dalle altre procedure.

Considerato che ci si trova in una situazione di emergenza, l’uso di metodologie in deroga sarebbe quindi ampiamente plausibile e il D.L. 109/2018, da questo punto di vista, sarebbe un buon modello di riferimento. Come? Intervenendo nella fase di progettazione, attraverso una migliore regolamentazione, e demandando, alla sola fase di progettazione preliminare e definitiva, l’acquisizione dei pareri ministeriali e regionali, attraverso conferenze di servizio a cui far partecipare gli enti interessati, eliminando i passaggi multipli e indicando anche tempi certi per l’ottenimento dei pareri. Ed ancora, rivalutando l’attività di verifica e cantierabilità, affidando al Collaudatore e al Direttore dei Lavori, estranei alla progettazione, tale ruolo per tutte le opere sotto soglia comunitaria.

E dando più poteri ai Provveditorati Interregionali alle Opere Pubbliche, che potranno essere abilitati ad esprimere pareri per i progetti superiori ai 25 milioni di euro, nell’ambito delle opere di competenza commissariale.
A questo punto, come nel caso del Modello Genova, la nomina del Commissario con poteri speciali per la gestione dell’iter burocratico e la velocizzazione della fase di appalto, con poteri anche di deroga, senza naturalmente ledere la libera concorrenza e che opererebbe in raccordo con i Provveditorati Interregionali delle Opere Pubbliche, ove potrà essere costituita un’autonoma Struttura Commissariale di Missione, potrebbe sicuramente creare quel sistema di velocizzazione e sblocco dei cantieri fermi da anni. Proprio per questi motivi, nei giorni scorsi, ho presentato una proposta di legge che, partendo dal D.L. 109/2018, ha come finalità quella di semplificare e velocizzare le procedure burocratiche delle opere già finanziate ma bloccate da anni.

Gianluca Rospi – Popolo Protagonista

Rospi (Pp): Bardi nomini un assessore alla Cultura

da: Basilicata24.it

L’amministrazione lucana, oltre a tagliare i fondi ordinari, non ha previsto un fondo d’emergenza, per aiutare l’intero comparto a fronteggiare la chiusura di cinema e teatri.

“Chiudere le sale da concerto e i teatri è una decisione grave perché l’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come «superflua» l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità.” Queste le parole del maestro Riccardi Muti e il Governo e noi tutti dovremmo riflettere.

“Settore quello del teatro, della musica e del cinema fortemente penalizzati, già da inizio pandemia. Un comparto cardine nelle società democratiche e biglietto da visita del nostro bel Paese che non può essere lasciato da solo”. Lo dichiara in una nota il deputato lucano, presidente di Popolo Protagonista, Gianluca Rospi.

“Nella mia città Matera e nel mio territorio la Basilicata, sono molte le associazioni, le fondazioni e le scuole culturali che, dopo aver vissuto con entusiasmo l’anno della Capitale Europea della Cultura 2019, oltre ad affrontare le forte crisi economica dovuta alla pandemia da Covid 19, si trovano a lottare contro la gestione confusionaria delle politiche culturali regionali che, invece di sostenere un settore importante, preferisce fare tagli, forse perché non lo reputa come asset strategico.

Infatti in Basilicata -prosegue- se prima la spesa prevista era di 2 milioni e mezzo, sono stati di fatto dimezzati i fondi ordinari destinati al settore. Al contrario degli svariati milioni che altre regioni vicine destinano al comparto. Come se non bastasse l’amministrazione lucana, oltre a tagliare i fondi ordinari, non ha previsto un fondo d’emergenza, come era auspicabile facesse, per aiutare l’intero settore a fronteggiare la chiusura di cinema e teatri. A poco sono servite le richieste formali fatte dai lavoratori prima e i sit-in davanti al palazzo della Regione dopo, di qualche giorno fa, ancora le loro istanze sono rimaste inascoltate”.

Infine il presidente di Popolo Protagonista Rospi conclude: “Credo vi sia la necessità di intervenire tempestivamente per sostenere un settore strategico e importante per il nostro territorio, motivo per cui chiedo al Governatore, Vito Bardi, di provvedere quanto prima alla nomina di un assessore con delega esclusiva alla cultura per rilanciare il territorio lucano, partendo proprio dalla cultura, comparto che ha permesso alla città di Matera e alla Basilicata di essere ambasciatori della cultura in tutta Europa nel 2019”.

Rospi (PP): Modello Genova per la Termoli-Lesina

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da: Foggia Today

Raddoppio Termoli-Lesina, Rospi propone il ‘modello Genova’
„Nuova interrogazione presentata da un deputato lucano ma residente in Puglia, Gianluca Rospi, che suggerisce di sbloccare l’opera replicando l’esperienza della ricostruzione del ponte Morandi e superando le logiche del Codice degli Appalti“

Replicare il ‘modello Genova’, riveduto e corretto, al raddoppio della linea Termoli-Lesina: è la proposta del deputato Gianluca Rospi, presidente di Popolo Protagonista e relatore del Decreto Genova, che ha presentato un’interrogazione scritta rivolta al ministro delle Infrastrutture e Trasporti De Micheli per conoscere quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di velocizzare e completare un’opera strategica per lo sviluppo dell’intero Mezzogiorno”

Il parlamentare, lucano ma residente in Puglia, osserva come il raddoppio del binario ferroviario sulla dorsale adriatica sia un’opera fondamentale anche per la Basilicata e l’intero Sud Italia. “Considerato che nei giorni scorsi – aggiunge Rospi – la sottocommissione Via-Vas ha bocciato il progetto e chiesto a Rfi alternative progettuali in termini di tracciato meno impattanti sul territorio e sulla popolazione, bloccando di fatto l’iter, adesso cosa succede? La nostra proposta è quella di adottare un ‘modello Genova’ rivisto e corretto che, da una parte, preveda la nomina di un commissario straordinario e, dall’altra, garantisca una plurale e aperta partecipazione delle imprese ai bandi di gara”.

L’onorevole Rospi sottolinea che “il blocco del progetto, interamente già finanziato con 700 milioni di euro, va ad allungare i tempi di realizzazione di un’opera ferma dal secolo scorso, che taglia in due il Paese impedendo la connessione tra Nord e Sud in termini di alta velocità ed alta capacità e che rientra nel piano ‘Italia Veloce’, stabilito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

Nell’interrogazione parlamentare il deputato ricorda, inoltre, che il raddoppio “rientra nel corridoio Baltico-Adriatico della rete Tent-t, da completare entro il 2021 e che l’opera in questione rientra nel progetto definitivo del corridoio adriatico che collega le città di Bologna, Foggia, Bari, Lecce e Taranto”.

Emiliano aspetta Rousseau, tensioni nel m5s

da: Affari Italiani

Emiliano aspetta l’esito della piattaforma Rousseau per completare la sua giunta, Fitto gli ricorda i tempi dettati dallo Statuto regionale, mentre sale la tensione nel M5S.

presidenza regione puglia

Uno stallo che fa chiedere a più di un osservatore perchè aspettare ancora una volta l’esito della procedura tradizionaale dei pentastellati, se poi la leader pugliese, Antonella Laricchia, è la prima a non tenerne conto.

“L’art. 41 dello Statuto della Regione Puglia al comma 4 – ricorda Raffaele Fitto in una nota diffusa – stabilisce che: ‘Il presidente, entro 10 giorni dalla proclamazione, nomina i componenti della giunta regionale…’. Michele Emiliano è stato proclamato il 29 ottobre scorso, sono quindi passati non 10, ma 13 giorni e oggi apprendiamo dalla lettura dei giornali che non è questione di ore, perché si è in attesa della decisione del Movimento 5 Stelle se entrare meno in giunta”.

“Quindi, benvenuti in Puglia, dove vige una sorta di autodeterminazione – sottolinea Fitto – che prescinde dalle leggi che, per Emiliano – magistrato in aspettativa e ‘uomo di legge’ come lui ama definirsi – vuol dire che ha più peso la piattaforma Rousseau dello Statuto regionale”.

“In un momento così drammatico, con numeri su contagi e decessi, che ogni giorno crescono in modo spaventoso, appare incredibile che si possa trovare tempo per giocare al ‘poltrona-party’, sia per le gravissime carenze ed inadempienze dell’organizzazione sanitaria, sia per la drammatiche conseguenze economiche, evidenziate dalle stesse categorie produttive che chiedono a gran voce che si dia subito un Governo alla Regione”.

Sul fronte opposto, quello degli Stati Generali del M5S, il parlamentare Gianluca Rospi (Popolo Protagonista) denuncia l’esclusione del collega Pedicini, come un’evidente carenza di democrazia: “Trovo aberrante quanto sta succedendo agli Stati Generali organizzati dal Movimento 5 Stelle“.

“Quanto avvenuto con l’esclusione del collega e conterraneo Piernicola Pedicini, è quanto di più lontano c’è in uno Stato che vuol essere chiamato democratico. È davvero lunga la lista di promesse non mantenute da parte loro, tutto uno slogan ma che poi poche volte si è trasformato in fatti”.

GianlucaRospi

“Con il tempo – aggiunge Rospi – si è totalmente azzerato il principio cardine e fondatore di questo Partito, che voleva vedere tutti allo stesso livello, tutti nelle condizioni di decidere seguendo il programma elettorale, ora al contrario si viene censurati perché non si vuole ascoltare posizioni contrarie e diverse”.

“Non faccio fatica a capire la delusione da parte di molti colleghi – conclude Rospi – che nel tempo si sono allontanati o che stanno pensando di farlo. È difficile restare fedeli a coloro che per primi non sono stati fedeli a se stessi e ai loro valori”.

(gelormini@gmail.com)

Caso Cotticelli, il Premier nella bufera, Rospi (PP): “chiederò a Conte di venire in Aula a dare spiegazioni”

da: Strettoweb
Caso Cotticelli, le parole del deputato e presidente di Popolo Protagonista Gianluca Rospi

”Trovo sconcertante l’intervista rilasciata dall’ormai ex Commissario Sanità della Regione Calabria, Saverio Cotticelli. Bene ha fatto il Premier Conte a sostituirlo con effetto immediato, ma com’è possibile che non si fosse accorto di nulla fino adesso? Chiederò al Presidente Conte di venire in aula a dare spiegazioni sui criteri che hanno portato il Governo a rinnovare la nomina di Cotticelli, vista l’incapacità che ha dimostrato nella gestione della crisi sanitaria calabrese. Si porti rispetto, in primis, per la meravigliosa Calabria, terra da anni purtroppo abbandonata e per l’intero Paese: non ci possiamo, ora meno che mai, permettere scelte inadeguate e irresponsabili”. Lo scrive in una nota il deputato e presidente di Popolo Protagonista, Gianluca Rospi.

Stati Generali M5S tra ‘censure’, polemiche e abbandoni – on. Rospi

da: Ocfs.report

Gli Stati generali del M5S potrebbero trasformarsi nell’ennesimo terremoto interno. Nella stessa giornata, il senatore sardo Gianni Marilotti ha lasciato il Movimento decidendo di passare al gruppo per le Autonomie, mentre l’europarlamentare Piernicola Pedicini ha denunciato di essere stato escluso dalla lista di coloro che potevamo iscriversi per essere selezionati tra i 30 oratori che commenteranno l’esito dei lavori proprio alla fine degli Stati Generali il 14 e 15 novembre. In un’intervista rilasciata a FanPage, Pedicini ha spiegato che “i rischi di scissione” del Movimento “ci sono. Siamo arrivati a un punto di non compatibilità”. 

La sorte dei pentastellati, dunque, pare sempre più appesa ad un filo a causa di lotte interne, scontri tra fazioni e correnti, abbandoni e polemiche. “Ho sempre cercato di coinvolgere, sia a livello nazionale che regionale, il Movimento nelle mie iniziative ma, salvo sporadici casi, con scarsissimi risultati – ha detto il senatore cagliaritano, Marilotti – il Movimento mi appariva tutto proteso alle logiche interne, fatte spesso di scontri, contrapposizioni, di prese di posizione isolate senza una visione unitaria dei problemi e senza una direzione univoca”. Mentre l’europarlamentare Pedicini ha paragonato il Movimento Cinque Stelle ad una “nave alla deriva”.

Quello che accadrà, però, al momento non è del tutto prevedibile. Ma la cronaca racconta anche di polemiche legate al voto online su Rousseau per decidere chi dovrà intervenire al dibattito durante le giornate conclusive degli Stati Generali. Una situazione di caos, quindi, dove al centro delle insoddisfazioni ci sarebbero i comportamenti di esponenti del Movimento come Luigi Di MaioPaola Taverna e altri che una volta al governo avrebbero tradito le aspettative degli attivisti ai quali era stato promesso che i grillini non si sarebbero mai conformati alle logiche dei vecchi partiti. Invece adesso, ha detto ancora Pedicini a FanPage, “c’è stata una trasfigurazione del M5s, noi siamo rimasti legati a un ruolo che il Movimento, è evidente, non ha più. Molto spesso i bisogni dei cittadini sono penalizzati dalle grandi lobby, dal potere centralizzato, dalla finanza internazionale. Nei periodi di crisi i cittadini normali si impoveriscono sempre di più, e contemporaneamente i ricchi diventano sempre più ricchi. Serve ancora una forza politica che si interponga, che cerchi di restituire ricchezza, diritti e giustizia ai cittadini. Credo che il M5S si sia appiattito ormai su posizioni che una volta combattevamo”.

Accuse che provengono da tutti coloro che negli anni hanno abbandonato il Movimento. La denuncia di Pedicini, infatti, ha offerto la possibilità a Gianluca Rospi, ex M5S e attuale presidente di Popolo Protagonista, di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Trovo aberrante quanto sta succedendo agli Stati Generali organizzati dal Movimento 5 Stelle – ha detto – Quanto avvenuto con l’esclusione del collega e conterraneo Piernicola Pedicini, è quanto di più lontano c’è in uno Stato che vuol essere chiamato democratico. È davvero lunga la lista di promesse non mantenute da parte loro, tutto uno slogan ma che poi poche volte si è trasformato in fatti. Con il tempo – ha aggiunto – si è totalmente azzerato il principio cardine e fondatore di questo Partito che voleva vedere tutti allo stesso livello, tutti nelle condizioni di decidere seguendo il programma elettorale, ora al contrario si viene censurati perché non si vuole ascoltare posizioni contrarie e diverse. Non faccio fatica a capire la delusione da parte di molti colleghi che nel tempo si sono allontanati o che stanno pensando di farlo – ha concluso Rospi – È difficile restare fedeli a coloro che per primi non sono stati fedeli a se stessi e ai loro valori”.

Luigi Di Maio probabilmente punta ad essere nominato (ufficialmente) ancora come capo politico e la parte di quelli che sono al governo aspirano a mantenere il potere, anche a costo di tradire chiaramente gli ideali con cui hanno conquistato attivisti e elettori in tutta Italia.

Per anni hanno catturato la fiducia degli italiani delusi dalla politica con slogan e promesse difficili da mantenere, soprattutto se caratterizzate da idee e progetti poco credibili. L’attuale presidente della Camera, Roberto Fico, ad esempio, appena nominato ha tentato di mostrarsi un ‘politico diverso’ prendendo l’autobus per recarsi alla Camera. Poi qualcuno gli ha spiegato che la terza carica più importante dello Stato non può esporsi a certi rischi (come è naturale che sia) e che quindi doveva muoversi con la scorta e le auto blu. Le auto blu, appunto, quelle che anche altri nel Movimento avevano promesso di eliminare perché simbolo dei maledetti privilegi dei politici. Invece, lo stesso Di Maio, durante l’ultima campagna elettorale si è recato in Campania blindato dal corteo di auto blu, come accade per ogni Ministro. E via alle contestazioni degli attivisti che gli hanno ricordato quanto possa essere pericoloso promettere di abbattere presunti sistemi di cui si ignora la natura. Ma tant’è. Una volta al governo, però, i grillini sono stati costretti a fare i conti con la realtà. E quello, probabilmente, è stato l’inizio della fine che magari non avverrà immediatamente, probabilmente sarà una lenta e dolorosa agonia.

Addio ai Cinque Stelle, Rospi lascia. “Intollerabile la gestione oligarchica”

da: La Stampa

ROMA. “Lascio il M5S e passo al Gruppo Misto perché non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica”, scrive Gianluca Rospi, deputato M5s. “In queste festività ho riflettuto tanto e, per svariate ragioni, in primis il non condividere la Manovra di Bilancio approvata di recente e la mancanza di collegialita’ nelle decisioni all’interno del gruppo, ho maturato l’idea di lasciare, con grande rammarico, il Movimento 5 Stelle”, spiega.

“Manovra di Bilancio a parte, non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica del Gruppo parlamentare con il risultato che ristrette minoranze decidono per la maggioranza; il M5S non vuole più dialogare, con la base che si limita a veicolare le scelte prese dall’alto senza piu’ essere portatrice di proposte. Oggi, con rammarico, ho consegnato al Presidente della Camera, Roberto Fico, la mia decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S e di approdare al Gruppo Misto, scelta che non è da ritenersi attinente a quella di altri colleghi parlamentari che in questi giorni stanno lasciando il Movimento. Non è un cambio di opinione ma la semplice presa d’atto di una chiusura del Movimento nei miei confronti”, aggiunge.

“Lasciatemi dire anche che oggi ho l’impressione che nel Paese ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente; un atteggiamento in grado di sgretolare uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro. E’ come se si pretendesse di avere diritto a un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare, costruendolo insieme e da protagonisti. Con questo spirito sono entrato in Parlamento il 4 marzo del 2018, rinunciando ad altri prestigiosi traguardi conquistati negli anni passati. Ed ancora più determinato di prima mi preme rassicurare i cittadini, i Vescovi e i sindaci del mio Collegio ai quali dico che continuerò nell’impegno preso come parlamentare della Repubblica Italiana, questa volta però dal Gruppo Misto”, conclude Rospi.

Scuole paritarie, Rospi: “Dal governo ennesimo colpo basso ai danni di giovani e famiglie”

da: Interris

L’onorevole Gianluca Rospi, in una nota, comunica la bocciatura di un suo emendamento presentato per includere le paritarie nel miliardo di euro destinato alle statali

Ancora una volta le scuole paritarie vengono trattate come il fanalino di coda dell’istruzione in Italia. E’ stato infatti bocciato il mio emendamento al dl Rilancio che prevedeva l’inclusione degli istituti paritari nel miliardo di euro destinato alle scuole statali”. E’ quanto scrive in una nota il deputato e presidente della componente Popolo Protagonista, l’onorevole Gianluca Rospi, che ha voluto sottolineare l’esclusione “immotivata sin da subito e che vedrà come drammatico risultato, la chiusura di tanti, troppi istituti paritari che con la grave crisi economica provocata dal Covid-19, si ritrovano senza le risorse necessarie per garantire gli stipendi al personale e quindi offrire un’adeguata istruzione”.

La preoccupazione per l’inizio del nuovo anno scolastico

“Ad oggi il prospetto per settembre è allarmante, il Governo se non vorrà vedere migliaia di docenti e personale scolastico perdere il lavoro, dovrà trovare al più presto una soluzione opportuna – sottolinea l’onorevole Rospi -. Sembra non esserci una piena coscienza di quello che sta succedendo perché si tratta, purtroppo, dell’ennesimo colpo basso fatto ai danni di giovani e famiglie. Ci dobbiamo rendere conto che così si sta impedendo ai ragazzi di scegliere liberamente il tipo di istruzione a loro più consono, si sta limitando il loro diritto allo studio”.

La difficoltà delle paritarie

Già nel mese di giugno, l’onorevole Rospi, dalle colonne del nostro quotidiano aveva lanciato un allarme per quel che riguarda le scuole paritarie. “Gli aiuti che sono arrivati dallo Stato non bastano a tutelare la categoria, cifre da ritenere irrisorie, che poco potranno fare per salvare questa importante realtà italiana. Lo stesso Decreto Rilancio, per il 2020, incrementa di oltre 370 milioni di euro i fondi per il funzionamento delle istituzioni scolastiche e istituisce un fondo per l’emergenza epidemiologica da Covid-19 di 1 miliardo per gli anni 2020-21 per le sole scuole statali. Per le paritarie, invece, il Governo ha incrementato il fondo per l’anno 2020 di soli 15 milioni di euro, stanziando poco più di 120 milioni, in gran parte destinati alle sole scuole dell’infanzia. Insomma solo poche briciole vista la mole dell’intervento a sostegno che risulta necessario e vitale – aveva scritto – Se il Governo non interviene si fa, quindi, sempre più vicina la terribile ipotesi che almeno il 30% delle scuole paritarie chiuda perché non più in grado di sostenere le spese e di pagare i dipendenti, con la conseguenza che molti bambini rischieranno di non avere accesso all’istruzione di base, senza dimenticare i licenziamenti di massa sempre più concreti”.

L’appello di Salvini per le scuole

Nei giorni scorsi, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pubblicata su Avvenire, per attirare l’attenzione sulle scuole, in particolare sulle paritarie. Tema condiviso da tutto il centro destra: su questo tema sono intervenuti più volte sia Giorgia Meloni sia Antonio Tajani. “La scuola in Italia corre un grave pericolo. In primis la scuola statale che ancora attende proposte concrete e certe sul suo futuro, sia dal punto di vista delle regole, sia per quanto riguarda la vera e propria emergenza legata alle strutture, spesso obsolete e inadeguate. Non possiamo permetterci di arrivare alle scadenze di settembre con le poche (e a tratti confuse) idee che finora hanno caratterizzato il dibattito nella maggioranza di Governo”, ha scritto il leader leghista, che a Sergio Mattarella chiede di “valutare se esistano margini per accelerare una scelta politica in tempi brevi da parte della maggioranza”.

Decreto “Rilancio”, c’è scontro al Governo: Rospi, richiesta soldi anche per paritarie elementari, medie e superiori

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Da: Orizzontescuola.it

Tra i motivi dei ritardi di ieri per il varo del nuovo Decreto per le nuove regole a partire dal 18 maggio ci sarebbe stato uno scontro all’interno del Governo relativamente ai fondi contenuti nel Decreto Rilancio previsti per le scuole paritarie di materna e Infanzia.

Si tratta, in realtà, di un provvedimento già approvato dal precedente Consiglio dei Ministri che prevede “un contributo per 65 milioni di euro”.
Secondo quanto apprendiamo, ieri in CdM si è provato a riaprire la questione finanziamenti alle paritarie allargandolo anche ad elementari, medie e superiori.
Operazione che non poteva essere attuata in CdM dal momento che il testo era già stato approvato, ma l’accordo prevederebbe che l’estensione dei finanziamenti saranno affrontati in Parlamento con un emendamento. Il finanziamento alle Paritarie è stato oggetto nei giorni i acceso dibattito.

Non possiamo non pensare a questa realtà, – così il presidente della componente Popolo protagonista alla Camera Gianluca Rospi – nè è possibile non trattarle come le scuole statali. Il servizio che erogano va considerato tale e quale alle altre e come loro vanno tutelate. Anche
perché, non scordiamoci, che se le paritarie chiuderanno i loro bambini e ragazzi dovranno andare nelle statali e si creeranno seri e importanti problemi di altra natura. È dovere della politica salvaguardare ogni lavoratore e studente, basta fare cittadini di serie A e cittadini di serie B, non stiamo giocando una partita di calcio”, conclude il deputato.