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Gianluca Rospi aderisce al gruppo Forza Italia

Il deputato Rospi passa da Coraggio Italia a Forza Italia

Il deputato Gianluca Rospi, eletto in Basilicata nel 2018 nelle liste del M5s, poi transitato alla Camera alla componente Cambiamo-Popolo Protagonista e successivamente passato al gruppo di Coraggio Italia, ha comunicato di aver aderito al gruppo di Fi. Lo ha reso noto in aula il presidente di turno, Andrea Mandelli.


Rospi: “Non sono mai stato del M5s”

“Non sono mai stato del Movimento 5 Stelle, sono stato candidato – su loro richiesta – come indipendente nel collegio uninominale di Matera-Melfi ed eletto con oltre 74.000 preferenze” racconta Rospi a Il Giornale. “Ho accettato la candidatura perché mi piaceva il progetto iniziale del M5s, che verteva sul rinnovamento della politica attraverso il contributo di professionalità della società civile. Sul piano squisitamente ideale e politico, essendo un cattolico di idee liberali, da giovane ho avuto come riferimenti la Democrazia Cristiana e, dopo la sua archiviazione, il Partito Popolare”, spiega sempre a Il Giornale. «Venuto meno il progetto democratico del M5S che si è trasformato in una oligarchia, e soprattutto a seguito dello spostamento del suo asse politico a sinistra, ho deciso, dopo l’approvazione del Decreto Genova cui ho lavorato e di cui sono stato relatore, di lasciare il gruppo per approdare nel misto”.

Infine il passaggio a Forza Italia, perché “oggi è l’unico vero partito di riferimento dell’area di centro moderato, europeista e liberale, perché rappresenta pienamente i valori liberali e popolari in cui credo, oltre al fatto fondamentale che è l’unico grande partito italiano a rappresentare il Ppe in Parlamento”.

Superbonus 110%: Governo modifichi norme e scadenze o sarà inutile

14 novembre 2021 – L’emanazione dell’ultimo decreto anti-frode sul 110% demanda a successivi decreti attuativi la regolamentazione delle asseverazioni utili per avviare la procedura di cessione del credito.
Decreti che potranno essere emanati soltanto dopo la conversazione in legge del Decreto e successivi passaggi burocratici.
Tutto questo rischia come sempre di penalizzare gli utenti finali cittadini e imprese.
Basta pensare all’iter temporale del 110 partendo dal D.L. 34/2020, vedendo il tempo trascorso per la sua conversione in legge 77/2020, i successivi decreti attuativi, le guide dell’Agenzia delle Entrate fino ad arrivare ai decreti “semplificazioni” che tutto hanno fatto fuorché rendere snello e comprensibile l’intero iter del 110%. Tanto che alla fine è stato addirittura inventato un nuovo modello edilizio “CILA superbonus” da affiancare ai modelli tradizionali.
Tutto questo per rendere operativa la misura dopo oltre un anno dalla sua emanazione.
Oggi a fronte di ulteriori modifiche si rischia di congelare la misura di cessione del credito, vera innovazione del 110, per almeno un anno, bloccando un settore, quello edile, motore trainante della crescita post pandemica grazie alla sua lunga filiera.
Con il Decreto Requisiti minimi, poi, (Decreto MiSE 6 agosto 2020) si è deciso (anche qui forse troppo frettolosamente) di utilizzare prezzari regionali dei lavori pubblici e prezzari DEI per la verifica di congruità dei costi. Adesso il nuovo Decreto anti-frode ha aggiunto per talune categorie di beni dei valori massimi che saranno stabiliti con un decreto del Ministro della transizione ecologica.
La domanda è semplice e penso se la staranno ponendo anche molte imprese: per un lavoro da appaltare oggi, tra 2 mesi (quando probabilmente il Decreto del MiTE sarà stato pubblicato) quale prezzario dovrò utilizzare per la verifica di congruità di questi “taluni beni” di cui ancora non conosciamo nulla?
Il rischio, anche qui molto concreto, è che si attenderà la pubblicazione di questo uleriore decreto prima di appaltare nuovi lavori ma, viste le scadenze imposte dal Governo, ciò significherà, purtroppo, che migliaia di cantieri potenziali non vedranno mai la luce,con le nefaste e purtroppo ovvie conseguenze immaginabili.
Nei prossimi giorni presenterò diversi atti parlamentari per sollecitare il governo ad accelerare nelle procedure burocratiche rivalutando anche la sua posizione, partendo dal principio di agevolare gli onesti cittadini e punire severamente chi non rispetta le regole o peggio frodi lo Stato gonfiando gli importi dei lavori.

Risoluzione su reti TEN-T del deputato Gianluca Rospi sostenuta da Assoporti in Commissione Trasporti

gianluca rospi

Gianluca Rospi: “Fondamentale Alta Velocità tra Ancona e Lecce per sviluppare i porti del Mezzogiorno e proiettarli oltre il Mediterraneo, verso i mercati del nord Africa e dei Balcani”. Di seguito la nota integrale.

“Il sostegno ricevuto da Assoporti sulla risoluzione che ho presentato in Commissione Trasporti sulla realizzazione delle opere infrastrutturali inserite nelle reti Trans-europee di trasporto è un altro passo verso un nuovo auspicabile orizzonte dell’intermodalità del nostro Paese in grado di farci guardare oltre il Mediterraneo, in particolare ai mercati del nord Africa e dei Balcani”. Lo afferma il deputato materano e vicepresidente del Gruppo Coraggio Italia alla Camera Gianluca Rospi, dopo l’audizione con l’Associazione Porti Italiani in Commissione Trasporti sulla sua risoluzione riguardante le reti TEN-T.

“Durante l’audizione – aggiunge Rospi – Assoporti, che ringrazio per il sostegno, ha confermato la necessità di risolvere le criticità che penalizzano l’efficienza portuale italiana: criticità che stiamo portando all’attenzione del Governo, affinché le evidenzi in sede europea chiedendo la revisione di alcune direttrici TEN-T. In primis ci riferiamo al prolungamento della direttrice adriatica, con la realizzazione dell’Alta Velocità tra Ancona e Lecce, in quanto solo quella tirrenica è insufficiente per lo sviluppo dei porti del Mezzogiorno. È di fondamentale importanza connettere tutti i porti delle autorità di sistema alla rete TEN-T, integrandola nei corridoi verticali ferroviari e navali che collegano il sud con il nord Italia”.

LOTTA ALL’EROSIONE COSTIERA : SERVE UN CAMBIO DI ROTTA IN CALABRIA

Con i suoi oltre 800 km di coste e cinque parchi marini, la Calabria è una vera e propria perla immersa nel Mediterraneo. Da anni, tuttavia, questa bellezza è minacciata dal sempre più pressante fenomeno dell’erosione costiera tanto che oltre il 60% delle spiagge basse sabbiose sono interessate da tale fenomeno.

Data anche la particolare morfologia delle coste calabre, l’erosione ha causato la perdita di almeno 200 km di coste basse negli ultimi 30 anni con un arretramento medio di oltre 30 metri, arrivando in alcune coste anche oltre i 150 metri.

È questo un tema prioritario: preservare la costa significa non solo preservare l’ambiente ma anche tutte le attività economiche connesse al mare, come turismo e pesca. Non possiamo più attendere. L’elaborazione di un programma per limitare gli effetti diretti e indiretti del fenomeno è sempre più urgente.

Occorre pianificare un vero e proprio cronoprogramma per spendere bene le tante risorse europee – che già ci sono e che arriveranno con il PNRR – per non sprecare l’ultima occasione che abbiamo e creare un sistema di difesa innovativo, che parta da uno studio organico delle caratteristiche fisiche delle coste calabresi, specialmente quelle tirreniche – le più colpite – per realizzare opere di difesa attive e allo stesso tempo funzionali per il territorio.

Solo affrontando il problema complessivamente, partendo dal limitare i fattori umani e naturali che favoriscono l’erosione, si potrà pensare di arginarlo. Le soluzioni esistono: è il tempo di metterle in pratica. Mi impegnerò nei prossimi mesi a promuovere tavoli di incontro fra le amministrazioni locali, la Regione e le istituzioni di ricerca: solo mettendo tutti allo stesso tavolo sarà possibile raggiungere risultati concreti il prima possibile.

Avanti Insieme!

Se cresce la Calabria, cresce l’Italia.

Infrastrutture: importanti novità per Bari e la Puglia

Importanti novità per Bari e la Puglia: dal Palazzo di Giustizia alle infrastrutture viarie, approvate più indicazioni in Commissione. Ho preso un impegno e l’ho mantenuto. La mia intervista di oggi su Antenna Sud, in cui spiego tutto ciò che abbiamo approvato in Commissione Trasporti  

Sviluppo, Rospi: ‘Giovani, precari a tempo indeterminato’

Gianluca Rospi (Coraggio Italia): “I giovani, precari a tempo indeterminato, decisivi per lo sviluppo del Paese’.
Una generazione definita debole e immatura e la sua colpa: quella di aver pagato a caro prezzo gli errori di una classe dirigente spesso plasmata non sul merito, ma sull’appartenenza e la fedeltà al politicante di turno. La mia riflessione per affariitaliani.it

La generazione nata a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, definita “debole e immatura” anni fa inopportunamente da qualche distratto osservatore politico, ha l’unica colpa di aver pagato, a caro prezzo, gli errori compiuti da una classe dirigente spesso plasmata non sulle competenze e il merito, ma sull’appartenenza e la fedeltà al politicante di turno.

Dallo scoppio della pandemia, la narrazione mass-mediatica dei “giovani” li descrive alla stregua di untori, come i veri responsabili della diffusione del contagio figlia della “movida”. Osservando, però, le nostre città dal vivo e non solo attraverso le immagini televisive, si nota che proprio i più giovani sono quelli che rispettano le regole, attenti a difendere i risicati spazi di libertà concessi dalla morsa del virus.

E sono sempre loro, i giovani, quelli più colpiti da questa crisi pandemica, che li ha allontanati dalla scuola e dalle relazioni sociali, vitali per forgiare il loro carattere e la loro socialità che uno schermo, per quanto interattivo, non può garantire con le formazioni a distanza. Negli ultimi giorni sono di nuovo rifiorite le polemiche e le vecchie definizioni sui ragazzi di oggi “nulla facenti”.

Giovani

Con la crisi economica in atto, inoltre, se ne parla percriticarli quando non accettano lavori mortificanti o mal retribuiti. La verità è che i nostri giovani sono quelli che più duramente hanno pagato la crisi del 2010, e che pagheranno ancora di più gli effetti della pandemia sull’economia, tenuto conto dell’aumento stimato del debito pubblico a causa della pandemia: 500 miliardi, una cifra abnorme, quasi due volte e mezzo i soldi destinati al nostro Paese con il Piano di resilienza e ripresa.

Inoltre, l’Italia vanta il triste primato per i NEET – i giovani che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in corsi di formazione – passati dal 22,1% del 2019 al23,3% nel 2020. È il dato peggiore in Europa, con oltre 10 punti oltre la media UE, assestata al 13,7% e con il dato relativo alle donne salito al 25,4%.

Davvero questa situazione può essere imputata solo a coloro che la subiscono? Purtroppo, una nazione che non guarda al domani non può meritarsi un oggi all’altezza. Emblematico è il caso della ricerca in Italia alla quale si destina un investimento pari all’1,39% del Pil contro il 2,2% e il 3,13% di Francia e Germania; l’Italia è ben distanziata dai due Paesi sia per quanto riguarda la ricerca nel settore industriale (0,86% contro1,44% e 2,16%) che in quello pubblico (0,5% contro 0,73% e 0,98%).

Cosa ci dicono questi numeri? Che il nostro Paese non crede e non investe nel proprio futuro. A questa situazione si aggiungono poi le ataviche pecche italiane, in primis il divario fra nord e sud Italia: la competenza delle Regioni in materia di politiche sociali ha permesso il crearsi di forti squilibri territoriali, che si ripercuotono drasticamente sull’offerta disponibile.

Basti pensare alla spesa pro capite per i servizi educativi comunali di prima infanzia: 88 euro in Calabria, tra i 291 e 351 nel Mezzogiorno, contro una spesa nel Nord Italia che supera quasi ovunque i 2.000 euro. Dagli asili all’istruzione universitaria, non molto sembra cambiare. Un titolo di studio non assicura più la possibilità di attivare l’ascensore sociale, ma spalanca di fatto le porte al precariato a tempo indeterminato.

Tirocini non retribuiti, nessuna possibilità di assunzione dopo l’esperienza formativa: una continua montagna russa per i nostri ragazzi, destinati a essere stagisti oltre i 30 se non, addirittura, i 40 anni. Non finisce qui: i giovani professionisti italiani sono tra i meno pagati di Europa, con un salario medio pari a 29.902 euro lordi l’anno. Su sedici Paesi analizzati dell’Europa occidentale, l’Italia è quattordicesima. E non è tutto: se consideriamo il valore del salario rapportato al potere di acquisto, la statistica peggiora portandoci dietro persino a Repubblica Ceca e Polonia.

Next Italia

Il Piano europeo per la ripresa post-pandemica si chiama, significativamente, Next Generation EU: è pensato infatti, per le nuove generazioni e per abbracciare il modello di sviluppo che i giovani hanno a cuore: digitale, inclusivo e rispettoso dell’ambiente. Nella mia esperienza di docente universitario ho avuto modo di conoscere decine e decine di ragazzi, dai quali spesso ho appreso più di quanto abbia insegnato.

Purtroppo, c’è un paradosso di fondo: le nuove generazioni hanno il loro modo di immaginare il mondo del futuro, ma non hanno la possibilità di disegnarlo nonostante apparterrà a loro. È arrivato il momento di smettere di scaricare le nostre responsabilità sui giovani, e iniziare a mettere in campo politiche che restituiscano quanto, ingiustamente, è stato loro negato.

Dobbiamo avere come esempio i nostri nonni, quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale, quella generazione che ha preso un Paese agricolo elevandolo a quinta potenza industriale mondiale, avendo come unico obiettivo quello di lasciare un mondo migliore ai loro figli e nipoti. E nell’attuale fase evolutiva verso un “mondo migliore”, stiamo assistendo al più grande cambiamento epocale per il mondo delle risorse umane nella storia della Repubblica, in ambito sia pubblico sia privato.

Le nuove tecnologie sono centrali in questa evoluzione, poiché fanno emergere rinnovati bisogni di specializzazione e competenze, creando nuove opportunità di crescita per giovani profili freschi di formazione universitaria. È il momento di fare leva sulla programmazione dei fondi Next Generation EU per investire su quei giovani che, troppo spesso, sono rimasti intrappolati in sterili spot propagandistici, raramente diventati realtà.

Ecco perché, pochi giorni fa, ho presentato un emendamento mirato a favorire l’assunzione a tempo indeterminato dei Dottori di ricerca presso le aziende private. L’ho fatto perché credo nel valore dei nostri giovani e in quello della nostra offertauniversitaria, nonostante i continui tagli e le incredibili difficoltà. Abbiamo il dovere di invertire la rotta, oltre che la necessità di valorizzare i nostri talenti nelle nostre aziende, evitando la fuga di cervelli che, secondo Svimez, riguarda ogni anno cinquantamila ragazzi meridionali.

“Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, ci pare, parlano ai giovani”, parole di Papa Giovanni XXIII che devono servirci da stella polare per proteggere e supportare la generazione a cui stiamo chiedendo di contribuire al futuro del nostro Paese.

* Deputato e vicepresidente del gruppo di Coraggio Italia alla Camera