Categoria: interviste

Infrastrutture: importanti novità per Bari e la Puglia

Importanti novità per Bari e la Puglia: dal Palazzo di Giustizia alle infrastrutture viarie, approvate più indicazioni in Commissione. Ho preso un impegno e l’ho mantenuto. La mia intervista di oggi su Antenna Sud, in cui spiego tutto ciò che abbiamo approvato in Commissione Trasporti  

Gianluca Rospi, le prospettive politiche di Popolo Protagonista

da: Affaritaliani.it

Gianluca Rospi, le prospettive politiche di Popolo Protagonista
Radici appulo-lucane per il parlamentare materano Gianluca Rospi – attualmente nel Gruppo Misto, dopo un’esperienza avvincente nel M5S – relatore del Decreto Genova e al lavoro per la composizione di una nuova forza politicaPopolo Protagonista, con evidente ispirazioni popolari con taglio don Luigi Sturzo, dall’appiglio saldamente laico e con sguardo fisso a Giorgio La Pira.

Affaritaliani.it – Puglia lo ha incontrato per commentare e analizzare la contingenza legata al Decreto GianlucaRospi Semplificazioni e le lungimiranze politiche di un gruppo in crescita, che mira a recuperare una tradizione d’impegno cattolico, per il rilancio e la valorizzazione di una pratica tesa all’esercizio della tutela del bene comune e dei valori identitari di quella tradizione.

Onorevole Rospi, lei è stato relatore del Decreto Genova che in qualche modo ha fatto da apripista al Decreto Semplificazioni, percepito come croce e delizia o come medicina salutare, per affrontare il dopo Covid nel Paese. In quali punti o passaggi pensa che andrebbe ulteriormente quanto prima migliorato?

Il DL Semplificazioni con il ‘modello Genova’, che molti hanno tirato in ballo non sempre con cognizione di causa, è stato a lungo sotto i riflettori, e lo è ancor di più in questi giorni. L’accelerazione parlamentare non ha consentito alcuni interventi, per alcune auspicabili modifiche ispirate proprio al ‘modello Genova’, che ha portato alla realizzazione dell’opera in tempi record, minimizzando l’impatto della burocrazia.

Dalla tragedia del Ponte Morandi è nata un’opportunità normativa che nell’emergenza funziona e che con opportuni accorgimenti potrebbe essere estesa a tutte le opere, soprattutto nella fase che riguarda la scelta del contraente. La logica dei commissari straordinari funziona, ma occorre dotarla di un relativo impianto normativo di indirizzo, per evitare eccessi e assolutismi. A Genova, per esempio, è stata fatta una forzatura, ma in quel caso era necessario essere veloci, per cui lo stesso commissario Bucci si è adeguato. Su questo punto bisognerebbe tutelare di più la partecipazione delle aziende alle scelte commissariali e pensare magari di estendere l’invito a un ventaglio più largo – anche se non troppo – di imprese. Penserei almeno a una decina, magari anche con un meccanismo di rotazione.

Rospi ponte2

Quali sono, allora, i pilastri che rendono interessante il modello contemplato nel decreto?

Innanzitutto la figura del manager dell’Opera. Il commissario di Genova, a mio avviso ha avuto il ruolo di manager nella cura della proprietà; sia in fase progettuale sia prima dell’inizio intervento strutturale, quando ha curato anche l’eliminazione delle macerie del vecchio ponte.

L’altra cosa fondamentale è la deroga al codice degli appalti, con il limite – però – del mancato coinvolgimento delle direttive europee. Non dimentichiamo che il decreto Genova dava la deroga al codice degli appalti italiano, però non dava la deroga al codice degli appalti europei. Infatti, il decreto Genova dava la possibilità alla stazione appaltante di utilizzare direttamente il codice degli appalti europei. Ancora, fondamentale è la riduzione di alcuni tempi – dando certezza di date – per la valutazione ambientale: questo è stato cruciale e determinante per la possibilità di realizzare il ponte in due anni, insieme ovviamente al fondamentale ruolo svolto dal manager.

Nella fattispecie, adesso per rendere più incisivi gli effetti del decreto bisognerebbe utilizzare per un anno una legislazione di emergenza, per consentire il lavoro parlamentare utile a un nuovo Codice degli Appalti: più snello, più veloce e più semplice. Che preveda anche più responsabilità degli imprenditori e dei professionisti, mettendo delle pene certe – del tipo se sbaglio o se faccio qualcosa contro norma, non posso più fare l’imprenditore per un tot anni – e soprattutto arginare la corsa automatica ai ricorsi. Non è possibile che il secondo in una gara faccia ricorso di prassi o per ripicca o per creare artatamente lungaggini.

Avrebbe pensato a qualcosa in merito?

Tempo fa avevo proposto di rendere le province italiane come stazioni appaltanti. Un modo per prevedere nel Codice degli Appalti la riduzione delle stazioni appaltanti qualificate. Potremmo individuare 100 stazioni appaltanti, che sono le 100 province che si specializzano in un settore. Sarebbero esse a fare le gare, come a mio avviso anche i sindaci – per opere sotto i 500.000 € o il milione – per rendere più veloce la procedura.

L’attività parlamentare l’ha spinta anche a indicare e sollecitare interventi su due opere infrastrutturali strategiche per Puglia e Basilicata – il raddoppio per la statale Maglie – Leuca e il potenziamento del collegamento Murgia – Pollino. A cui si aggiunge la storia senza fine della strozzatura Adriatica tra Termoli e Lesina, tutte bloccate da un ventennio e per le quali ancora non si intravede una soluzione.

Percorsi articolati e vicende diverse. La strozzatura Termoli-Lesina è compresa tra gli interventi previsti dal Decreto, e in caso come questo – da tempo bloccato dalle burocrazie istituzionali che siano le Sovrintendenze o le Valutazioni di impatto Ambientale che in Italia hanno tempi medi anche di 10 anni – potrebbe essere utile l’introduzione più che di un Commissario Straordinario, proprio di un Commissario Manager della Progettazione.

Stesso dicasi sia per la Maglie-Leuca che per la Murgia Pollino, dove un Commissario Manager potrebbe occuparsi delle conferenze di servizio, utili alla definizione di un tracciato unico e concordato con tutte le Amministrazioni locali, che su quella definizione andrebbe a fare il progetto. Un iter, secondo me, che potrebbe risolvere e accelerare di un paio d’anni la realizzazione dell’opera.

Anche per questo, mi attiverò per spingere ad estendere la linea dell’Alta Velocità sul ramo Adriatico. Le procedure specifiche per questo tipo di conversione potrebbero ‘passare sopra’ le complicazioni persistenti sulla strozzatura Termoli-Lesina. Le decisioni a livello macro porterebbero a superare i blocchi locali, per portare l’Alta Velocità anche sull’Adriatico. Una prospettiva che aprirebbe nuovi orizzonti ‘adriatici’ anche ai porti commerciali nevralgici di Taranto e Gioia Tauro.

Ponte Morandi NuovoPassando alla politica, adesso, parliamo della creatura nascente ‘Popolo Protagonista’. Un movimento, un partito o che altro?

Partito, movimento o partito movimento per me è indifferente; quello che conta adesso è il progetto politico. L’ho appena avviato insieme ad altri colleghi e mi auguro, per settembre, di riuscire a presentare un organismo che si rifaccia a questo nuovo gruppo, oggi nel Gruppo Misto, e domani capace di una propria identità, ispirata ai valori del popolarismo italiano e di quello europeo. Fondati sulla sussidiarietà e il bene comune: principi ben marcati nei nostri Padri Costituenti, ma che da tempo tendono a perdere la presa necessaria sui cittadini italiani.

Una sorta di rapsodia in P, che va dal partito al popolarismo, dal Popolo Protagonista ai Padri Costituenti, dalla polis alla piattaforma pubblica o privata, dalla partecipazione politica al Parlamento: autentica Agorà di confronto e dialogo. Ci sarà più don

La Pira PaoliVI Sturzo o più La Pira?

E’ nostro obiettivo che il popolo ritorni ad essere protagonista nel delineare il futuro di questa società e di questo Paese. Protagonista attraverso l’allargamento della cosiddetta partecipazione, utilizzando gli strumenti e gli spazi previsti dalla Costituzione.

Certo, il futuro è un’altra opportunità che va colta e cavalcata. Ma non è possibile o pensabile poter sostituire una riunione sul territorio con i cittadini, attraverso un click sul computer con un webinar. La mancanza di contatto inaridisce mente, animi e cuori.

Il nuovo organismo politico avrà radici in Don Luigi Sturzo con sguardo intenso verso Giorgio La Pira, in una sorta di lettura e impostazione degasperiana, esaltata dalle prospettive innovative di Aldo Moro. In pratica, la politica come coltivazione e ricerca del bene comune, per arginare le derive di una società tendenzialmente individualistica e pertanto più egoista, magari riscoprendo – in forma moderna – quella che un tempo era la dottrina sociale della Chiesa.

Un approccio favorito dal lungo periodo di lockdown?

L’emergenza Covid ha riacceso i sentimenti di solidarietà in modo straordinario. Ha favorito il recupero di coesione sociale, dei valori come lo stare bene, la grandezza dell’essenziale e la forza della famiglia.

Quali i prossimi step programmati sia a breve nell’ottica elettorale di settembre, che di post amministrative e regionali? Darete indicazioni di voto?

Rospi (1)Naturalmente noi ci stiamo costruendo come nuovo gruppo e quindi non abbiamo la forza per affrontare le elezioni a settembre. Il nostro obiettivo, più a medio e lungo termine e comunque subito dopo elezioni regionali, è quello di presentare il nuovo manifesto costitutivo di Popolo Protagonista. I cittadini che già ci seguono saranno liberi di scegliere chi votare, sulla base dei programmi e dei profili professionali e politici dei candidati.

Ultima domanda tarata sulla cronaca politica di queste ore. Sulla doppia preferenza di genere non trova paradossale che la Regione Puglia invochi l’intervento del governo quasi smentendo una sorta di rivendicazione di autonomia che in altri tempi ha dato il via addirittura al referendum?  

Sì, a tutela di quella autonomia lo trovo assurdo. Sono del parere che una autonomia territoriale vada garantita e, per certi versi anche curata. Il territorio italiano è molto diverso da regione a regione, anzi nella stessa regione – in realtà – convivono status e tradizioni differenti, e quindi è necessaria un’articolazione autonoma dei territori. Nel contempo, però, per le tematiche più importanti – e io direi anche infrastrutture e ambiente – l’indirizzo deve essere omogeneo. Impensabile avere 20 discipline differenti, per esempio in Sanità, Turismo o Urbanistica e Ambiente: dove parlare di qualificazione e rigenerazione urbana significa avere un indirizzo nazionale di rigenerazione urbana. Che poi venga declinato, nelle varie regioni, è persino auspicabile.

(gelormini@gmail.com)

Rospi (Gruppo Misto): “Cura Italia? La grande assente è la famiglia”

da: Interris

Il deputato lucano, relatore del Decreto Genova, a colloquio con Interris.it: dall’emergenza Covid-19 al provvedimento governativo, dalla questione cantieri fino al futuro della sua Matera.

Parlamentare lucano, marito e padre di due figlie, la carriera professionale e politica di Gianluca Rospi, deputato del Gruppo Misto, si intreccia con forza alla sua terra. Ingegnere edile, ex presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Matera, cattolico che ha fatto della fede una pietra angolare del suo percorso, ha alle spalle una significativa esperienza come relatore del Decreto Genova, modello che ha recentemente suggerito di applicare ai grandi cantieri del Paese, da Nord a Sud, cercando di imprimere quella necessaria forza motrice ai progetti pubblici da troppo tempo bloccati dalla burocrazia della macchina amministrativa.

Giovane parlamentare di importante formazione universitaria (con dottorato di ricerca in architettura), le sue competenze e i suoi valori gli sono valsi l’apprezzamento del suo gruppo parlamentare di riferimento, oltre che degli ex alleati del Movimento 5 Stelle e delle altre forze politiche.

A colloquio con Interris.it, augura per la sua Matera un futuro fatto di impegno “a testa bassa per il comune”, dopo un anno da Capitale della Cultura europea. E sull’emergenza coronavirus, si unisce all’appello di chi, per coscienza del suo territorio, auspica una tenace tutela preventiva del Sud Italia.

Onorevole, il decreto Cura Italia tutela tutti i lavoratori o c’è chi rischia di essere tenuto fuori?
“Cominciamo con il dire che la grande assente del Decreto Cura Italia è la Famiglia che non viene praticamente mai menzionata ed è il pilastro su cui si reggono tutte le società contemporanee. Poi come al solito ci sono tante piccole misure come sempre assistenziali senza una vera visione politica oltre alle tante dimenticanze. Una per tutte manca, una misura per le partite Iva iscritte alle casse private, i tanti professionisti, ingegneri, avvocati, commercialisti, giornalisti, periti, e tanti altri tecnici nonostante queste figure svolgano un servizio di supporto, e in alcuni casi sostitutivo, alla pubblica amministrazione grazie alla loro alta professionalità e competenza. Poi c’è tutto il settore dell’accoglienza che avrà un calo dei fatturati non di poco conto e del commercio, a partire dal settore della moda, che invece si troverà con i magazzini pieni, per non aver venduto la merce, e le scadenze di pagamento a marzo, aprile e maggio verso i fornitori. Mi auguro che in Parlamento ci sia la possibilità di intervenire per modificare il Decreto e far sì che nell’emergenza non ci siano cittadini di serie A e serie B ma che vengano garantiti gli stessi diritti per tutte le categorie”.

In merito all’emergenza Covid-19, come reputa la decisione del governatore della Basilicata Bardi che, assieme a Musumeci, Emiliano e De Luca tra i tanti, ha sbarrato il ritorno dei fuori sede?
“Lasciatemi dire che il Governo in questa emergenza si è dimostrato sconclusionato, enunciando provvedimenti senza averli approvati, utilizzando i social e non il Parlamento e le sedi istituzionali per informare i cittadini, creando confusione non solo nella gente ma anche negli operatori addetti all’emergenza. Al contrario ho visto alcuni governatori delle Regioni più concreti e coerenti. Io penso che la decisione di non far rientrare le persone dal Nord sia in questo momento indispensabile per evitare che il virus si espanda anche al Sud, che ricordiamo è un territorio più fragile. Anche se queste decisioni dovevano essere prese prima, perché la prima ondata di persone è ormai arrivata. Occorre sempre ricordare che comunque le delibere dei Governatori non impediscono il rientro, obbligando invece a chi rientra di fare un periodo di quarantena”.

Lei è originario di una regione in cui solo nel 2018 si sono registrate oltre 3mila diagnosi di cancro. Come vede la situazione sanitaria al Sud? È preoccupato per la propagazione del contagio in Basilicata?
“L’aumento dei malati oncologici è un dato preoccupante per una regione non industriale come la Basilicata e che registra ogni anno una perdita di più di 4000 persone. Ma è anche vero che in Basilicata sono presenti due siti altamente inquinati classificati SIN, le due aree di estrazione di idrocarburi più grandi in Europa sulla terraferma, oltre ad un’area di stoccaggio di scorie radioattive all’interno del centro Enea di Rotondella (MT) e che l’aumento dei casi è concentrato principalmente in queste aree. Questo naturalmente non giustifica il dato ma ci deve far riflettere sul fatto che vanno completate quanto prima le bonifiche e su una nuova politica energetica più orientata alla blue economy che oltre agli aspetti tecnologici e finanziari si occupa anche degli aspetti sociali, ecologici e della qualità della vita umana. Il Sud e la Basilicata hanno una situazione sanitaria di gran lunga più fragile rispetto alla Lombardia, spero che il contagio arrivi in maniera più tenue. In Basilicata sono preoccupato per il focolaio che si è sviluppato in Val d’Agri perché ha interessato anche l’ospedale di Villa d’Agri e questo potrebbe provocare un effetto amplificatore, come avvenuto nel bergamasco, mettendo in seria difficoltà tutto il sistema sanitario regionale. Anche se questa battaglia la vinciamo se facciamo tutti sistema, medici, operatori sanitari e soprattutto i cittadini, solo uniti possiamo superare l’emergenza sanitaria ed economica che ne deriverà”.

Come relatore del “Decreto Genova”, lei ha di recente proposto il “modello Genova” a tutti i grandi cantieri del Paese. Può spiegare quali sono quelli più urgenti e perché?
“Vorrei prima fare una premessa: quando abbiamo elaborato il Decreto Genova, abbiamo avuto numerose critiche, ci hanno anche detto che avrebbe creato un sistema corruttibile, bloccando invece di accelerare il processo realizzativo dell’opera. Oggi sento dire il contrario, ma quello che più mi fa piacere è che tutte le forze politiche concordano che il ‘Decreto Genova’ sia stato un ottimo provvedimento. E non solo perché semplifica le procedure di appalto ma soprattutto perché demanda la responsabilità procedurale e di controllo ad un commissario. Se mi chiede quali sono i cantieri urgenti in Italia, basterebbe dire che in Italia ne sono bloccati numerosi da Nord a Sud per un importo di oltre 60 miliardi; quindi a mio avviso, applicando il modello Genova a tutti i cantieri potremmo sbloccare tutte le opere in poco tempo. Naturalmente dobbiamo dire che per sbloccare un’opera non basta solo sburocratizzare la macchina amministrativa ma anche avere le somme in cassa per poter pagare le imprese, e quest’ultime spesso non ci sono. Quindi andrebbe fatto un cronoprogramma in base alle potenzialità economico e sociali che quell’opera porta al territorio e partire da quelle come ad esempio il potenziamento della rete di Alta velocità nel Sud Italia, che consente non solo di ridurre il gap economico tra Nord e Sud Italia ma aumenta anche il benessere delle famiglie del meridione, consentendo un aumento della qualità della vita, riducendo anche l’emigrazione dei giovani che dal Sud Italia si spostano al Nord. Poi bisognerebbe investire nella logistica dei porti del Sud Italia, come Gioia Tauro e Taranto, che potrebbero intercettare buona parte delle merci che oggi attraversa Suez e fa scalo a Rotterdam passandoci sotto il naso”.

È passato oltre un anno da Matera capitale europea della cultura. Quando finirà quest’emergenza, come reagirà la Basilicata al rilancio economico? C’è il rischio che venga “lasciata indietro” rispetto a un Nord, traino industriale?
“I cittadini di Matera hanno una resilienza e uno spirito di riscatto che io direi unici in Italia, basta guardare indietro un po’ nella nostra storia contemporanea: Matera fu la prima città a insorgere contro il nazifascismo il 21 settembre del 1943 e poi ha avuto la capacità di trasformare il sito dei “Sassi di Matera” da vergogna nazionale, dichiarato dal Governo nei primi anni della Repubblica, prima in patrimonio nazionale dell’Unesco nel 1993 e poi in Capitale Europea della Cultura nel 2019. La reazione ci sarà anche questa volta, pure se questa volta la crisi economica che ne deriverà, avrà ripercussioni importanti soprattutto nel settore del turismo e dell’industria creativa, per questo cercherò di sensibilizzare l’attività di governo e quella politica verso l’avvio di iniziative a sostegno dell’economia delle città d’arte, non solo attraverso la digitalizzazione del patrimonio storico artistico ma anche attraverso vere è proprie misure per rilanciare l’offerta turistica. E poi superata l’emergenza, io penso che dovremmo guardare come paese non solo all’Europa ma soprattutto al mediterraneo cercando di diventare la piattaforma logistica del sud Europa per le merci da e verso l’Africa e l’Oriente. Solo cosi potremo superare le divisioni geografiche e esistenziali tra Nord e Sud e rinascere come Italia ed Europa”.

 

Lei si è speso molto per una visione di sviluppo di Matera basata su: azione comune, lungimiranza, competenza e coraggio. In quali di questi punti la città deve fare uno sforzo maggiore, e perché?
“Oggi dobbiamo ripartire dal promuovere la cultura del rispetto, della condivisione e del coraggio affinché le nuove generazioni possano avere esempi di lealtà restituendo loro la speranza e il desiderio di costruire il presente e progettare il domani. La città di Matera deve tornare ad essere quel laboratorio culturale di idee. Matera città che fin dall’inizio della civiltà umana ha fornito e fornisce alla storia un contribuito sociale, culturale e costruttivo deve diventare simbolo di una città desiderabile e a misura d’uomo. Per far ciò la città ma soprattutto i cittadini devono abbandonare gli slogan politici e la politica dei leader assoluti e di breve durata per tornare ad impegnarsi a testa bassa per il bene comune, utilizzando le migliori energie e potenzialità presenti in città. Dobbiamo tutti insieme riprendere il cammino verso una partecipazione più democratica nelle scelte politiche. Ricostruendo un patto sociale fra cittadini liberi, che non cercano una ragione di unità in un passato che spesso li divide ma in un futuro che può, ancora, accomunarli”.

Lei sostiene la tutela dell’economia delle città d’arte. Qual è la sua riflessione alla luce dei dati di Assoturismo, che prevedono 29 miliardi di introiti in meno nel settore?
“L’Italia è prima al mondo per numero di siti Unesco, possediamo il più grande patrimonio culturale a livello mondiale: oltre 4.000 musei, 6.000 aree archeologiche, 85.000 chiese soggette a tutela e 40.000 dimore storiche censite, oltre ha essere l’Italia anche “arte a cielo aperto” con le sue coste, le sue riserve e paesaggi naturali. Se non investiamo in quello a noi più prezioso e che ci invidiano tutti, allora in cosa dovremmo investire? È poi grazie ai nostri teatri, alla prosa, alle orchestre, ai corpi di ballo, alle fondazioni lirico-sinfoniche e a tutto quell’articolato e complesso mondo dello spettacolo che si animano le nostre città, si forniscono importanti occasioni di crescita, si sviluppa il senso critico, si contrasta la povertà educativa. Nei prossimi due anni avremo una regressione del settore turistico in Italia, questo anche perché invece di concentrarci su come sconfiggere il virus, il governo ha pensato di pubblicizzarlo pensando di essere al Grande Fratello, producendo un ulteriore danno d’immagine ad un settore già in sofferenza. Superata l’emergenza dobbiamo ripartire attraverso il rilancio del paese non solo sotto il profilo industriale, sostenendo la crescita delle piccole, medie e grandi imprese italiane, ma soprattutto va rilanciata l’economia legata al mondo turistico e culturale, va rilanciato il settore dell’alta formazione artistica, museale e lo spettacolo dal vivo, asset strategici di sviluppo per l’Italia e anima della vita culturale e sociale del nostro paese. Bisogna fare lo sforzo di mettere a sistema tutte le città d’arte italiane producendo un’offerta culturale sul l’arco temporale annuale. E poi affiancare e investire nell’industria creativa. Entrambi gli asset sono il frutto della sapienza e della «scuola» del genio italico, trasmesso di generazione in generazione”.