Bene il raddoppio della Termoli – Lesina, ora urge l’Alta Velocità sino in Puglia

12 aprile 2021 – Per aspera ad astra: il raddoppio del binario unico del primo tratto della Termoli-Lesina sulla linea ferroviaria Bologna-Lecce ha avuto, grazie anche al pressing esercitato nell’ultimo anno, luce verde. Lo sblocco di questa infrastruttura, che ha raccolto il parere favorevole delle Commissioni tecniche Via e del Mibac sulle modifiche presentate da RFI, è di fondamentale importanza.

Tra le 30 opere strategiche del Decreto Semplificazioni, rappresenta un’opera storica per il Sud e per la Puglia, considerando che l’attuale binario unico di 32 chilometri è immutato dal 1863; ma anche l’ennesimo emblema della gincana burocratica italiana, con i primi via libera degli enti locali risalenti a 35 anni fa e con l’autorizzazione del Cipe datata 2001!
L’intervento, una volta completato, permetterà di superare il cosiddetto “collo di bottiglia” al confine tra Puglia e Molise, rendendo più fluido e sicuro il traffico ferroviario su tutta la tratta.

C’è soddisfazione per l’avvio di questo cantiere, però non basta; è già tempo di andare oltre e pensare a come portare Alta Velocità e Alta Capacità ferroviaria in Puglia anche lungo la direttrice adriatica, completando il corridoio ‘Ten – T’ che, per motivi incomprensibili, si ferma ad Ancona. Il prolungamento di questo corridoio sino a Foggia, dove arriva quello proveniente dalla Campania, permetterebbe a Puglia e Mezzogiorno di avere collegamenti più rapidi verso il nord Italia e l’Europa. Aree che, a loro volta, godrebbero di una rete più efficiente per il trasporto delle proprie merci in Oriente, grazie anche alla portualità pugliese, testa di ponte verso il canale di Suez.
Un corridoio ‘Ten – T’ sino in Puglia consentirebbe anche di spostare su rotaia una grande fetta del traffico merci su gomma che oggi congestiona l’A14, inquinando territori e città lambiti. D’altronde, il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra in Italia e ogni opportunità va colta per dare un contributo verso una mobilità più green, tra i principali obiettivi perseguiti dal nuovo ministero per la Transizione ecologica.

È innegabile che l’A14 ormai abbia assunto un ruolo di asse di collegamento “urbano”, come se fosse un’unica tangenziale autostradale che serve la riviera adriatica, dalla sponda romagnola a quella garganica. Traslare gran parte del traffico dei tir e delle auto dalla strada asfaltata a quella ferrata è un’esigenza non più rinviabile, oltre che opportuna soprattutto per il traffico merci, considerando le basse pendenze e il minor numero di gallerie rispetto alla dorsale tirrenica.
Dunque, per fare entrare anche il tratto Ancona – Foggia tra le reti ‘Ten – T’, auspichiamo un deciso intervento a livello europeo del nostro ministro delle Infrastrutture Giovannini, nell’ambito della prossima revisione delle reti di trasporto trans-europee, che avverrà entro la fine di quest’anno. Con il contestuale potenziamento delle dorsali Salerno-Palermo e Napoli-Bari-Taranto-Lecce, anch’esse fondamentali per soddisfare il crescente traffico passeggeri e merci, si concretizzerebbe l’itinerario marittimo-ferroviario capace di raccordare i porti del sud Italia lungo la retta adriatica-ionica.

Al momento, l’assetto della rete ‘Ten-T Core’ nell’Italia peninsulare è servito unicamente dal corridoio Scandinavia-Mediterraneo, dal quale sono rimaste colpevolmente scoperte le tratte del sistema infrastrutturale multimodale adriatico-ionico (Ancona-Foggia, Bari-Lecce, Paola-Taranto), un trittico dalla marcata valenza strategica e sistemica. È evidente il positivo effetto domino di questi interventi, che non riguarderebbe soltanto il Tacco d’Italia, ma rappresenterebbe un volano economico e sociale per tutto il Mezzogiorno.
È il momento delle scelte lungimiranti, non possiamo “perdere il treno” dell’Alta Velocità.

Gianluca Rospi

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